Qualità del dato e analisi predittive: le prossime sfide dell’industria del credito
Leggi l’intervista di Credit Village al nostro CEO, Vanes Bolandrini.
Dal vostro punto di vista qual è il quadro attuale dell’industria del credito, dopo aver attraversato il processo di De-risking?
La fotografia degli effetti del processo di De-risking sugli NPE, sia in termini di flussi sia in termini di peso sui bilanci delle banche, testimonia senza dubbio una risposta virtuosa del sistema Italia, delle autorità di vigilanza, delle banche e dell’industria che si è sviluppata attorno a questa asset class. Da questo punto di vista possiamo senza dubbio dire che il processo ha prodotto gli effetti desiderati e che con ogni probabilità il problema strutturale degli NPL può dirsi risolto, almeno per quanto riguarda le banche e nelle dimensioni dirompenti che abbiamo sperimentato nel 2015.
In termini di transazioni sugli NPE siamo al momento in una fase che potremmo definire di mantenimento, con un NPE ratio attorno al 3%, e un conseguente cambiamento radicale da un approccio reattivo legato alla tradizionale gestione degli NPE ad un approccio più proattivo e previdente, che riguarda diverse asset class, ovvero posizioni performing che possono rappresentare un elemento di rischio e di potenziale deterioramento. Anche se l’incidenza degli Stage 2 nei bilanci delle banche è sostanzialmente stabile sia a livello italiano sia europeo, con un trend previsto in leggera crescita da qui a due anni, parliamo sicuramente di un fenomeno numericamente significativo che tocca i 212 miliardi di euro a livello italiano e arriva a 1.906 miliardi a livello europeo. Degni di nota sono anche i crediti garantiti MCC/SACE, che hanno un rischio potenziale superiore ad altri portafogli e potenzialmente costituiscono un problema a livello sistemico, vista la possibilità da parte delle banche di ricorrere all’escussione della garanzia.
In questo contesto quale contributo può fornire l’innovazione tecnologica? Leggi tutta l’intervista su Credit Village.
